Boutique Winery

 

LA TRADIZIONE  è la strada maestra seguita fin dall’inizio.
Negli anni in cui è avvenuto il prepotente ingresso dei vitigni internazionali in Toscana, ho scelto di coltivare solo uve autoctone ed inoltre di selezionarle in proprio solamente su vecchi vigneti a San Miniato. Può sembrare un progetto estremista, ma penso che nel mio lavoro non si devono seguire le mode più o meno lunghe, bensì si deve pensare ad un futuro, anche molto lontano, dal momento che la vita di un vigneto spesso è più lunga di quella dell’uomo che lo coltiva.

Il lavoro in vigna

Stare in vigna è il mio lavoro principale. Occupa la maggior parte del tempo mio e dei miei collaboratori. Queste ore e questi giorni passati in vigna sono anche quelli che plasmano al 90 % i miei vini, che devono la loro personalità in gran parte alla cura e all’attenzione nel vigneto.
I terreni di San Miniato sono composti principalmente da argille e conchiglie fossili: io cerco di interpretare con il mio operato questo suolo, dissodando nei momenti più opportuni soprattutto quando le piante di vite hanno bisogno di ossigeno, oppure lasciando integra la parte superficiale dei terreni.
L’altro aspetto fondamentale del lavoro nella vigna è legato alla gestione dell’apparato vegetativo del vigneto, che durante la prima parte della primavera si manifesta con una velocità incredibile.
In questa fase spesso il nostro lavoro è messo a dura prova da questo ritmo, ma è di vitale importanza che la parete fogliare rimanga sempre perfettamente in ordine. Per questo in questi mesi le nostre giornate di lavoro diventano lunghe dall’alba al tramonto, proprio per tenere il passo con le nostre viti.
Per la mia idea di viticoltura questi aspetti del lavoro di vigna, della coltivazione del suolo e la gestione della vegetazione, devono camminare in parallelo per garantire sempre il miglior sviluppo del vigneto nella stagione vegetativa. Ciò permetterà sia la miglior maturazione possibile dei grappoli sia la difesa dei miei vigneti con un bassissimo impatto ambientale.

Il lavoro in cantina

Nel rispetto del mio modo di lavorare, dedico al lavoro di cantina non oltre il 20% del mio tempo.
Prima di tutto ritengo la cantina non debba in nessun modo condizionare il risultato ottenuto nella vigna. Per questo motivo le mie vinificazioni sono condotte solo con lieviti che naturalmente sono contenuti nelle uve stesse, ed il periodo di contatto dei vini con le bucce non è mai inferiore ai 20 giorni per i vini più semplici per arrivare ai 45 giorni nei miei cru, questo nel segno della miglior tradizione toscana e con l’obiettivo di ottenere vini sempre molto legati al mio Terroir.
Dopo la vinificazione tutti i miei vini rimangono in vasche di cemento fino alla primavera successiva alla vendemmia.
Durante questo periodo sono effettuati solo travasi allo scopo di eliminare i naturali depositi dei primi mesi di vita per avere vini perfettamente puliti ed iniziare la loro maturazione in legno.
La maturazione dei vini è l’altra fase critica del lavoro di cantina, soprattutto se condotta con superficialità.
Per quanto mi riguarda le botti in legno devono solo consentire una buona microssigenazione dei miei vini e non devono assolutamente interferire nello spettro aromatico degli stessi.
Per questo nella mia azienda si usano botti in Rovere delle più diverse grandezze e con legni delle più diverse provenienze, sempre a servizio delle diversità dei vini e mai delle diverse mode che si succedono nel nostro mondo.